
Ieri sera sono stata a vedere il tanto atteso adattamento del romanzo di Fitzgerald diretto da Baz Luhrmann, film che ha aperto questo Festival di Cannes senza riuscire a strappare neanche un applauso ad una stampa particolarmente fredda. Le critiche che gli sono state mosse sono infinite: un completo eccesso, una produzione artificiale ed esagerata, completamente priva di gusto, una colonna sonora fuori luogo e tecniche disturbanti. Io, a dispetto di tutto ciò, l'ho amato dall'inizio alla fine e mi sento di consigliarlo vivamente.
L'artificio c'è e si vede, tutto è volontariamente portato all'eccesso, nello sfavillante e caleidoscopico turbinio di colori, fiumi d'alcol, acidi, musiche assordanti e lustrini che anima l'improbabile circo umano al centro delle grandi feste di Gatsby. La prima parte del film è questo: un mondo-altro che si apre oltre i cancelli del grande castello di un eroe romantico in fase decadente, in cui la proiezione della sua fervida immaginazione diventa realtà per una notte, uno sfarzo in cui tutto può diventare possibile, anche l'amore di Daisy. Ma nella seconda parte del film la realtà si mostra più dura e grava sul protagonista come un macigno; lo splendore degli abiti e delle danze sulle note jazz sono soltanto una fragile pellicola che nasconde la marcia corruzione di una generazione vuota, superficiale e decadente. "Indifferente". Così sono tutti gli ospiti che si presentano alle feste di Gatsby, così è il fedifrago Tom e così è perfino il grande amore di Gatsby, Daisy Buchanan, "la ragazza d'oro".
E in questo modo, pian piano, in una brusca ridiscesa dal visionario al concreto, si scopre il velo e tutto ciò che resta delle mirabolanti avventure che Jay aveva raccontato di aver vissuto non si rivela che la maschera costruita ad arte di un personaggio che somigli quanto più possibile a loro, agli altri, ai membri vani e frivoli della classe sociale cui deve appartenere per conquistare l'amore di Daisy. L'unica differenza è che Gatsby un cuore lo ha davvero e proprio per questo rimane schiacciato, calpestato, da chi ne è privo.
Un film che mi ha affascinata a livello visivo, di cui ho adorato la colonna sonora (dalla commistione fra note jazz e il rap di Jay-Z alla suadente voce di Lana del Rey) -a mio parere perfettamente in linea con lo stile del regista nel cercare di fornire una chiave di lettura attuale alla pellicola-, la per me inaspettata capacità di Tobey Maguire di entrare così bene nel ruolo del disorientato narratore e sopratutto l'interpretazione magistrale di un immenso DiCaprio che si riconferma uno degli attori più espressivi, versatili e poliedrici del nostro tempo.
Voi avete già visto "Il Grande Gatsby"? Che ne pensate?
Trovate il post anche su FACEBOOK !
Francesca Milano






