sabato 18 maggio 2013

#Cinepost - IL GRANDE GATSBY



Ieri sera sono stata a vedere il tanto atteso adattamento del romanzo di Fitzgerald diretto da Baz Luhrmann, film che ha aperto questo Festival di Cannes senza riuscire a strappare neanche un applauso ad una stampa particolarmente fredda. Le critiche che gli sono state mosse sono infinite: un completo eccesso, una produzione artificiale ed esagerata, completamente priva di gusto, una colonna sonora fuori luogo e tecniche disturbanti. Io, a dispetto di tutto ciò, l'ho amato dall'inizio alla fine e mi sento di consigliarlo vivamente. 
L'artificio c'è e si vede, tutto è volontariamente portato all'eccesso, nello sfavillante e caleidoscopico turbinio di colori, fiumi d'alcol, acidi, musiche assordanti e lustrini che anima l'improbabile circo umano al centro delle grandi feste di Gatsby. La prima parte del film è questo: un mondo-altro che si apre oltre i cancelli del grande castello di un eroe romantico in fase decadente, in cui la proiezione della sua fervida immaginazione diventa realtà per una notte, uno sfarzo in cui tutto può diventare possibile, anche l'amore di Daisy. Ma nella seconda parte del film la realtà si mostra più dura e grava sul protagonista come un macigno; lo splendore degli abiti e delle danze sulle note jazz sono soltanto una fragile pellicola che nasconde la marcia corruzione di una generazione vuota, superficiale e decadente. "Indifferente". Così sono tutti gli ospiti che si presentano alle feste di Gatsby, così è il fedifrago Tom e così è perfino il grande amore di Gatsby, Daisy Buchanan, "la ragazza d'oro". 
E in questo modo, pian piano, in una brusca ridiscesa dal visionario al concreto, si scopre il velo e tutto ciò che resta delle mirabolanti avventure che Jay aveva raccontato di aver vissuto non si rivela che la maschera costruita ad arte di un personaggio che somigli quanto più possibile a loro, agli altri, ai membri vani e frivoli della classe sociale cui deve appartenere per conquistare l'amore di Daisy. L'unica differenza è che Gatsby un cuore lo ha davvero e proprio per questo rimane schiacciato, calpestato, da chi ne è privo.

Un film che mi ha affascinata a livello visivo, di cui ho adorato la colonna sonora (dalla commistione fra note jazz e il rap di Jay-Z alla suadente voce di Lana del Rey) -a mio parere perfettamente in linea con lo stile del regista nel cercare di fornire una chiave di lettura attuale alla pellicola-, la per me inaspettata capacità di Tobey Maguire di entrare così bene nel ruolo del disorientato narratore e sopratutto l'interpretazione magistrale di un immenso DiCaprio che si riconferma uno degli attori più espressivi, versatili e poliedrici del nostro tempo. 

Voi avete già visto "Il Grande Gatsby"? Che ne pensate?

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Francesca Milano

lunedì 13 maggio 2013

NY Yankees



Due foto rapide ai soleggiati giardinetti sotto casa prima di precipitarmi in biblioteca a studiare e un outfit comodo con tanto di cartella farcita di libri, ma soprattutto due dei miei ultimi acquisti, decisamente urban: il cappellino da baseball, che -nonostante sia mainstream fino alla nausea- ha esercitato su di me quell'inspiegabile e vagamente mistico fascino che al momento del fatidico "comprare o non comprare?" mi ha fatto capitolare, e un nuovo paio di creepers, stavolta bianche (ancora per poco) e in tela, fotocopia piuttosto dignitosa di quelle firmate Superga.

*
Only a few shots in the sunny playground near home before going to study at the library and a really comfortable outfit complete with my satchel full of books, but above all my two latest purchases, in perfect urban style:

mercoledì 24 aprile 2013

You can leave your hat on .


Ultimamente sono presa da una folle e malata ossessione per i cappelli. Ovunque vada noto solo i cappelli, ho la smania di comprare solo cappelli, scialacquerei tutti i miei averi in cappelli (se non fosse che sono ancora una studentessa indigente mantenuta e che quindi ho una madre a mettere un freno alle mie spese), non mi tolgo praticamente più dalla testa il mio nuovo cappello feticcio (se fra qualche grado in più non ne avrò trovato uno più fresco mi bollirà la testa) e sono arrivata al punto in cui la gente mi riconosce quasi solo -temo- perché sono "quella col cappello".

domenica 10 marzo 2013

# istamoment: Daft Punk is playing at my house.



Cosa sarebbe la vita senza un pizzico di trash?
Io, per esempio, senza la mia pelliccia leopardata d'inverno non andrei da nessuna parte. Mixata con pezzi dall'aria vagamente underground, come un maglione di lana lungo e sbrindellato, un paio di skinny nella versione più basic e un paio di immancabili Doctor Martens, fa subito wasted e il pericolo dell'eccesso è sdrammatizzato e ammortizzato!

NB: Se siete nella mia ridente città vi consiglio un giretto in Via dei Conti! Proprio a due metri da dove sono io in questa foto c'è un negozietto incredibile che a mio avviso raccoglie il meglio del vintage in circolazione a Firenze, Desii Vintage. Borse delle più grandi case di moda (Chanel, Vuitton, Prada, Hermes, per dirne un paio) perfettamente tenute, vestiti e giacche dalle migliori collezioni e qualche pezzo del momento, fra cui vari modelli di Jeffrey Campbell. Il giusto compromesso fra evergreen e novità.

Faux fur: LDA
Scarf: Benetton
Sweater: Zara
Bag: Furla
Skinny: Zara
Shoes: Doctor Martens
Sunglasses: Rayban, Clubmaster
and...my beloved Lomo Fisheye :)

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giovedì 7 febbraio 2013

Hipsteria.



Un cappello prugna e un paio di creepers, calzini a righe ben in vista, tanti cuori che fanno capolino da una già di per sé vistosa camicia con volant, pantaloni a sigaretta damascati e cucchiaini dorati. Il tocco finale me l'hanno regalato i parrucchieri di Contesta Rock Hair, alla Vintage Selection chiusasi una decina di giorni fa, che mi hanno sequestrata per una ventina di minuti facendo della mia testa quello che volevano.

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